QUANTO PESIAMO SUL NOSTRO AMBIENTE?
16/02/2012
VIAGGIO ATTRAVERSO L'IMPRONTA ECOLOGICA:
Il dilemma fondamentale su cui siamo chiamati necessariamente a riflettere è capire come riuscire a vivere in armonia con i sistemi naturali, dai quali dipendiamo, senza ostacolare la loro capacità di rigenerazione e la loro capacità di assimilazione dei nostri scarti.
Il problema ecologico, tuttavia, non può essere separato da quello della giustizia: equità ed ecologia rappresentano i binari paralleli su cui far viaggiare lo stesso treno. Il globo terrestre, che per molti aspetti è un sistema finito, può essere paragonato ad una grande torta: non è possibile che tutti possano averne una fetta più grande, senza che nessuno sacrifichi niente, così come non è possibile per nessuno avere una fetta che superi le dimensioni della stessa torta.
Attualmente il 20% della popolazione mondiale consuma oltre l’80% delle risorse disponibili, ciò significa che a fronte di una minoranza obesa, che ricorre alle diete per dimagrire1 , circa due miliardi di persone nel mondo lottano ogni giorno contro la fame. Benché la povertà si concentri in alcune aree dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, i cosiddetti paesi in via di sviluppo, tuttavia è da ricordare che sacche di povertà si ritrovano in tutti i paesi del mondo. Anche laddove vi è un benessere diffuso vi sono, infatti, dei soggetti più deboli che non hanno accesso ai beni di prima necessità. Allo stesso modo il 20% della popolazione, che corrisponde alla “classe consumistica mondiale”, comprende anche piccole minoranze che vivono nei Paesi in via di sviluppo, anche se la stragrande maggioranza appartiene alle aree cosiddette “avanzate”.
Gli attuali stili di vita di questa minoranza di benestanti sono possibili unicamente perché la maggioranza povera della popolazione mondiale compensa, con i suoi bassi consumi, la vorace richiesta di risorse naturali che serve ad alimentare i consumi dei più ricchi. Se tutta la popolazione mondiale adottasse gli stessi stili di vita del cittadino medio degli USA, infatti, sarebbero necessarie risorse naturali pari ad altri cinque pianeti come la terra. L’Europa, tuttavia, partecipa con un ruolo di poco minore all’attività di dissipazione di risorse naturali.
Il metodo dell'impronta ecologica rappresenta uno strumento concreto per comprendere meglio il nostro impatto sull'ambiente2, dimostrando chiaramente come non sia possibile estendere a tutti i cittadini del mondo il livello di consumi del 20% più ricco della popolazione globale.
L'impronta ecologica cerca, infatti, di rappresentare l'area totale di ecosistemi terrestri ed acquatici richiesta per produrre le risorse che una determinata popolazione umana consuma e per assimilare gli scarti che produce. Si tratta di un interessante indicatore che cerca di fornire immediatamente l'idea di quanto ciascuno di noi "pesa" sul nostro pianeta. Nel calcolo dell’impronta ecologica, ad esempio, si considera la terra coltivata per produrre gli alimenti, i terreni destinati all’assorbimento dei rifiuti e al pascolo degli animali, il terreno forestale per produrre legname, il territorio destinato alle abitazioni e alle altre infrastrutture edilizie, il terreno destinato all’eliminazione degli inquinanti derivanti dai processi di combustione, ecc.
Questo fabbisogno si rapporta alla terra biologicamente produttiva disponibile globalmente o in una determinata area, a seconda dell’indicatore che di volta in volta si costruisce. Il peso dell’impronta ecologica globale, cresciuta dal 1960 al 1999 di circa il 57%, già intorno agli anni Settanta ha superato i limiti della capacità rigenerativa dell’ecosistema, con un’eccedenza che conduce ad un graduale esaurimento delle risorse naturali globali. Considerando la superficie disponibile a livello planetario, ogni cittadino avrebbe a disposizione circa 1,4 ettari a testa. Attualmente, invece, un abitante degli USA sfrutta in media 9,6 ettari, un europeo intorno ai 4 ettari, mentre nazioni come l’India o l’Etiopia hanno un’impronta molto bassa, intorno a 0,8 ettari.
I risultati che emergono dall’applicazione di questo strumento, in definitiva, indicano come l’attuale modello di consumo occidentale è insostenibile, sia in termini di equità, che per quel che riguarda la capacità di rigenerazione della biosfera.
Cerca nella pagina downloads (sezione “Idee didattiche e laboratori”) la scheda per calcolare la nostra impronta ecologica!
